Palazzo Reale Milan, “Il ristorante di Spoerri”

31.05.2012 - 02.09.2012

Quelli che c’erano, ricordano che negli anni Settanta, a Milano, tutti i sabati c’era una manifestazione, e tutti i muri erano pieni di scritte. Una recitava così: «il proletariato non ha nazione, internazionalismo rivoluzione». Negli anni Settanta, a Milano, la gente scendeva in piazza contro la guerra in Vietnam, eppure per le strade si sparava, e sulle strade restavano i morti, e in piazza si facevano i funerali.

È il decennio dell’arte concettuale: poetiche tra loro diverse, ma accomunate da una metariflessione. L’arte indaga se stessa. Che cosa renda «artistico» un oggetto, si chiedono i concettualisti, nel tentativo di cogliere l’istante sorgivo e misterioso della creazione, il momento inconscio della poiesis in cui germinano le idee. Art as idea as Idea è il sottotitolo di un’opera di Kosuth del ’66.

E mentre, nelle strade, l’anima della rivoluzione urla per affermarsi, l’arte cerca invece il silenzio.


Un itinerario che – nelle intenzioni dei due curatori, Francesco Bonami e Paola Nicolin – rifugge da qualsiasi linearità o criterio cronologico: così, lo spettatore è libero di attraversare le diverse esperienze di quegli anni, per coglierne la contaminazione dei linguaggi e lo smantellamento definitivo del sistema tradizionale delle arti. Un’atmosfera vibrante e carica di aporie, ma anche di progetti, di impegno collettivo, di idealità, che oggi sembra lontano anni luce. E che invece sta lì, dietro l’angolo.

«La mostra – spiega inoltre Bonami – è una “verifica” sulla nostra memoria», rivolta a chi ha vissuto un’esperienza diretta di quel periodo, ed è una sorta di test su coloro che sono nati nei decenni successivi, per capire quanto abbiano lasciato il segno, politico ed estetico.

Se è vero che non c’è futuro senza memoria, Addio Anni 70 è un invito a guardare avanti.

Una premessa è inoltre doverosa: chi si aspetta dalle opere in mostra emozioni o esperienze legate all’aisthesis, alla sensazione, potrebbe restare deluso. Perché l’evento in corso a Milano, nella fedele registrazione dei percorsi, punta a restituire ciò che gli anni Settanta hanno rappresentato per l’arte, in primis la «riduzione» dell’oggetto artistico nella sua fisicità, e l’azzeramento delle sue valenze estetiche.


A metà percorso incontriamo la sala più colorata e spettacolare, quella dedicata a Daniel Spoerri, artista del Nouveaux Realisme, che ricrea l’atmosfera di un insolito ristorante. L’installazione evoca quanto avvenne a Milano nel 1975, quando la Galleria Multhipla di Gino Di Maggio, in Piazzale Martini, tra il 19 maggio e il 5 giugno si trasformò nel «Restaurant de Coin du Restaurant Spoerri». In quell’occasione l’artista organizzò dodici serate di Cuisine astro-gastronomique, invitando artisti, critici, intellettuali nati sotto il medesimo segno zodiacale a portare le proprie stoviglie e cenare insieme. Poi i resti delle cene vennero fissati al tavolo e appesi, col tavolo stesso, al muro.

da Il Sole 24 ore
di Silvia Sperandio