NANNI BALESTRINI – Vogliamo tutto

16.12.2016 - 31.01.2017

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Come una frenata sull’orlo dell’abisso – con cascate di parole, immagini e pensieri – si inchioda la produzione visiva di Nanni Balestrini degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso.
Circa duecento opere inedite, di dimensioni variabili – (dai collage A3 alla grande tela di 700×500 cm) – ricostruiscono, alla Fondazione Mudima, l’atmosfera sociale e politica degli anni di piombo e di quelli reaganiani. Dal cupo susseguirsi di parole pesanti, piene di petrolio e inquietudine, ai più colorati e apparentemente leggeri collage e gouache degli anni Ottanta. Il primo è il decennio dei movimenti antagonisti, del femminismo, della psichelia, del terrorismo e degli scontri. Con il 1979 si inaugura la pesante ondata di repressione per la quale Balestrini e altri intellettuali si trasferiscono in Francia. Il contesto giornalistico di allora – attraverso lo sconvolgimento balestriniano della linearità narrativa – disvela la minaccia della fine dei sogni. L’immaginazione al potere si frantuma sotto il peso di parole sospese come maledizioni, come mantra pronunciati al contrario.
Il lavoro di Balestrini – una lenta preparazione al film più lungo del mondo: Tristanoil, (2010) – è senza mediazioni e senza giudizio. Se da un lato, i sacchetti di plastica spiegazzati e ricomposti dall’artista incarnano una fugace idea di progresso, i titoli dei quotidiani la disintegrano immediatamente perché i fatti vanno per conto proprio. La visione di Vogliamo Tutto – titolo espropriato al libro cult di Balestrini (1971) che ispirò intere generazioni con la storia dell’operaio Alfonso – è la sintesi delle illusioni umane e dell’incontrastato potere della rappresentazione mediatica. Le frasi e le lettere sminuzzate sono apocalittiche e leggere a un tempo. Con una buona dose di veggenza, questi lavori anticipano l’avvento della virtualità e delle sue insidie. Il manifestarsi di quel tecno-mondo antropofago fatto di video e parole che si mangiano il reale. I collage neri o a colori, con foto di cronaca, pubblicità, paesaggi o con opere di storia dell’arte, contengono tutti un enigma. Riportano ai rebus duchampiani, ai proclami futuristi, alla nevrosi immaginifica di Nam June Paik. I personaggi degli anni Settanta – da Elvis Presley a Enrico Berlinguer, da Marlon Brando a Leonid Ill’c Breznev – campeggiano sull’enorme parete del primo piano, come decori di un grande arazzo euroasiatico. Sono i semi dell’eredità contemporanea. Le parole fatte a pezzi sono invece echi di emozioni umane. Di un mondo che evolvendo involve ma – pronunciando con flebile voce vogliamo tutto – non si rassegna.

Contemporaneamente alla mostra viene presentato il secondo volume delle poesie complete di Nanni Balestrini dal titolo Le avventure complete della signorina Richmond (Edizioni DeriveApprodi) dedicato agli anni ’70 e ’80.

FONDAZIONE MUDIMA

Via Alessandro Tadino 26, Milano (IT)

Tel. +39 02 2940 9633 – info@mudima.net